domenica 28 luglio 2013

Cave Canem 3

Wholecar Neon, Kare NSA, Zeir PAC sul vagone MA131. Linea A, 2001.

Dopo due anni e alcuni strati, Neon e Kare vengono ri-coperti da Neon e Ggast ZTK sotto l'occhio attento del cane Mmarlene. Nuovo deposito di Anagnina, 2003.

Leggenda Divenuta Realtà

Italici operai si spezzano le reni per la costruzione della Metropolitana di Roma, 1939.
   

Inaugurazione della Metro B. Presente anche Donna Ida, 1955.
 

Presentato 53 anni fà il progetto della Metro C attualmente ancora in costruzione.

venerdì 26 luglio 2013

Wet Paint (Imos N°)


Ho sempre avuto una particolare passione per gli interni dei vagoni della metro, inizialmente era la mia valvola di sfogo per la frustrazione delle levatacce mattutine per andare a scuola….Inoltre mi piaceva vedere come dal mio tag piano piano, viaggio dopo viaggio, anche nell'arco della stessa giornata, si affiancavano altre tags, era una sorta di comunicazione interna tra vandali.

Linea A, cabina del conducente.
A volte prendevo la metro per una stazione, taggavo, salivo sul vagone successivo, poi ne prendevo un altra, tornavo indietro con un'altra ancora e via così' per ore. Mi piaceva scrivere anche quando la metro era gonfia di gente, con discrezione mi giravo, mi coprivo un po' e scrivevo il fondo del vagone, o sulle porte. Talvolta qualcuno mi vedeva, c'era chi mi guardava schifato, chi borbottava ma anche chi sorrideva compiaciuto…

Linea B

Imos e Tron OK, Linea A.

Certo beccare il vagone vuoto era una gioia, li' davo sfogo a tutto il veleno e devastavo ogni parte della vettura, poi soddisfatto aspettavo che qualcuno condividesse con me la scena.

Imos N° e Beat SNK QRP, linea A.

Mi ricordo di un episodio particolare, avevo completamente bombato un vagone con un lucido caricato d'inchiostro viola, era un vagone di quelli vecchi della metro A che avevano i quattro posti a sedere di fronte agli estremi del vagone, avevo appena finito di scrivere e le porte si erano aperte per far salire la gente in stazione, si avvicina sta signora impellicciata, classica faccia da cazzo snob…si siede comodamente su uno dei quattro posti, appoggiandosi alla parete e si becca sto bell' astratto viola, io a stento mi trattenevo dal ridere, quindi aspetto che si alza e mi godo la scena, avrei voluto seguirla fino a casa per vedere la faccia quando si sarebbe accorta della bella sorpresa…
Ora sono tornato di nuovo a viaggiare con i mezzi pubblici e di conseguenza ho ripreso con continuità' l'attività', sono passati un po' di anni dalla scuola, ma il fomento è lo stesso, quindi avviso tutti i viaggiatori a fare molta attenzione a dove si appoggiano.

Imos N°





English:

I've always had a special passion for subway insides. At first it was my safety valve to let out my early morning frustration when going to school... Furthermore, I loved seeing how a bit at a time, journey after journey, sometimes even within the same day, other tags appeared next to mine. It was a sort of internal communication between vandals. 


Sometimes I'd take a train for one station, tag the inside, get on the next car, then change trains on and on, and went on like this for hours. I liked writing my name even when the train was full of people, I'd turn around discreetly, cover myself a bit, and write my name at the end of the car, or on the doors. At times someone would see me and give me bad looks, other times they would just mumble something, or even smile at me complacently...   



Of course, finding an empty car was the best, that's when I would let loose all my anger and destroy every inch of the subway car's inside. Then finally satisfied, I would wait for someone else to share the beautiful view with. 


I remember one episode in particular, when I had completely bombed a car with a shoe-shine filled with purple ink. It was one of those old A-line trains that had those four seats facing each other at the far end of the car. I had just finished writing when the doors opened at a station, and people rushed in. This lady with the usual snobby face wearing a fur coat sat down in one of those four seats, leaned against the wall, and got rewarded with an abstract purple blotch... I could barely keep from laughing my ass off, so I just waited for her to get up and enjoyed the scene. I would've liked to follow her home to see her face when finally noticing the surprise...  
Now I've gone back to riding public transport, so naturally I've begun doing insides again. A few years have gone by since the school days, but the rush is the same, so I advise all travelers to be very careful where they lean against.

Imos N°

 




lunedì 22 luglio 2013

Flash dal passato - Flashes from the Past (Beat SNK QRP)

Per noi anziani moderni, pischelli dei metà anni '90, questo mondo di gigabyte, HD, reflex e digitali non era ancora la quotidianità, e quindi per scattare le foto ci dovevamo affidare alla macchinetta fotografica di famiglia. Si, quel pezzo di plastica monoblocco definito macchina fotografica, che se sculavi te la regalavano alla comunione. Prima in casa era tutto in comune: il telefono, l'automobile, il televisore, e appunto la macchinetta fotografica.


Scattare fotografie non era adesso, dove ogni momento e ogni caccola che ti togli viene immortalata in tutte le forme. Prima la foto era quasi un rito sacro. Era tutto un "ce n'ho solo 24 o 36"... "non te le posso fa doppie"... "non te puoi accollà ogni volta"...fare le foto costava. Cinque mila lire il rullino e 10/15mila lire svilupparle. Nel 1995, a 15 anni quelle cifre erano miliardi. C'era il rito di aspettare lo sviluppo, che era come l'attesa della mezzanotte di Natale, quando scartavi questo pacco sorpresa dove non sapevi quello che ti aspettava, e nella maggior parte delle volte era un campionario di vagoni a metà, sottoesposti, o peggio ancora il terrore di qualunque writer: la foto all'argentone di notte. Il flash e la vernice argento sono come lo zucchero e il diabete.
 
Wholecar Rew SKS CMD da Berlino con furore sugli Arancioni. Stazione di Ciampino, 1999.
Throwup Eace di MC Giaime (R.I.P.). Roma Nord, 1993.
Pane TRV, Bam MT2, Noah TFP (NYC) sulla linea B, 1995.
Pannelli dove intuivi solo la prima e l'ultima lettera, e al centro il salto nell' iperspazio del Millenium Falcon, un buco cosmico dove si infrangeva tutta la delusione per la mancanza di una testimonianza dell' action notturna.

Gor ZTK esce dall' iperspazio dopo un viaggio durato 14 anni. Metro A, 1999.
Essendo opere in movimento, spesso ciò che rimane dopo aver visto girare un graffito non è altro che un ricordo sfumato, sfocato, indistinto. Jon ZTK lascia un' impressione di sè, linea A, 2001.

Vedere 6/7 foto diverse di uno stesso pannello datato poteva e può voler dire solo una cosa: che quel pannello ha spaccato. Significa che più di una persona ne ha voluto tenere un ricordo.

Inka CMD da Berlino accanto ad un Soul73 MT2 (Stand TRV) che è stato venerato ed intoccato dal 1996 almeno fino al 2000, anno dell'ultimo scatto in basso.
Vedere foto di action, una rarità. Un end to end sfiora il comico: una sequenza di foto attaccate con lo scotch perché vabbe, se non c'erano le digitali figurateve photoshop! Ogni foto del tempo ha un peso specifico.

Ver, Des, e Kare (R.I.P.) NSA seguono attentamente i movimenti di una guardia. Deposito di Magliana, 2000.
Molti writer dipingevano e manco fotografavano i pannelli, tanto c'era qualcuno che le faceva al posto loro. Era cultura. Ora filmiamo, documentiamo, e condividiamo con una rapidità tale che mentre stai tirando l'ultimo outline qualcuno gia ti commenta che è sbagliato... fine della magia, fine della poesia.

Beat SNK QRP
 


English: 

Flashes from the Past 

For us modern old-timers who grew up in the mid 90's, this world made of gigabytes, HD, reflex and digital cameras was not yet characteristic of everyday life, so in order to take flicks we had to rely on the family-camera. Yup, that piece of plastic we used to call a camera. If you were lucky enough you would receive it as a present for your first Holy Communion. Once upon a time everything was communal at home: the telephone, car, TV, and of course the camera.


Taking photos was not like it is today, where every moment and every booger you pick out of your nose is immortalized in every form. Taking a photo used to be almost a sacred rite. It was all about, "I only have 24 or 36... I can't make doubles... you can't ask me every time"... taking flicks was expensive. 5.000 Lire for one roll, and 10/15.000 Lire to develop. In 1995, at the age of 15 those sums were like billions. It was custom to wait for the photos to be developed, which was like waiting for midnight on Christmas Eve, when you unwrapped your gifts, not knowing what to expect. Most of the time they were a collection of incomplete subway cars, underexposed, or worse still, every writer's nightmare: nightshots of silver pieces. The combination between the flash and silver paint is like that between sugar and diabetes.

Wholecar by Rew SKS CMD from Berlin on the Orange trains. Ciampino Station, 1999.
"Eace" throwup by MC Giaime (R.I.P.) North Line, 1993.

Pane TRV, Bam MT2, and Noah TFP (NYC) on the B-line, 1995.
Panels where you could just barely sense the first and last letters, and in between it was a leap into hyperspace worthy of the Millennium Falcon. A cosmic hole that swallowed the disappointment for not having pictures of the night-action. 

Gor ZTK comes out of hyperspace after 14 years. A-line, 1999.
Being artworks constantly in movement, usually what remains after having seen a piece roll by is but a vague, blurred memory. Jon ZTK leaves behind an impression of himself. A-line, 2001.
Seeing 6 or 7 photos of the same old panel could mean only one thing: that piece rocked! It means more than one person wanted a memory of it.  

Inka CMD from Berlin next to a Soul73 MT2 (Stand TRV) that was venerated and untouched from 1996 at least until 2000, when the last flick at the bottom was taken.
Seeing action photos was rare. An end-to-end was something comical: a sequence of photos held together with scotch tape, and if there were no digital cameras, you can forget about photoshop! Back then, each photo had its weight. 


Ver, Des, and Kare (R.I.P.) NSA follow a guard's movements at the Magliana yard, 2000.
Many writers painted and never photographed their pieces, cause there was always somebody who did it for them. It was culture. Nowadays we film, document, and share with such speed that as you're doing your final outline someone is already commenting that it's not done right... there go both the magic and poetry down the drain.

Beat SNK QRP
 

 

domenica 21 luglio 2013

Breda Costruzioni Ferroviarie - serie MA100 (part 1)

La linea A della Metropolitana di Roma fu inaugurata nel 1980. Il tratto iniziale correva da Anagnina ad Ottaviano, nel quartiere Prati, incrociando con la linea B della metropolitana alla Stazione Termini. In vista dell' Anno Giubilare fù prolungato il tratto da Ottaviano fino a Battistini con cinque nuove fermate.
Inizialmente furono immessi in servizio 152 vagoni motrici organizzati a coppie fisse di 2. I treni furono composti di 4 vagoni, ossia da due coppie di vagoni motrici con una numerazione che andava da MA.001 - MA.152, con la MA.008 e la MA.009 perennemente accoppiate, la MA.100 e la MA.101 perennemente accoppiate, e via discorrendo. Le coppie fisse di vagoni venivano spesso mescolate ed attaccate ad altre coppie al fine di variare continuamente la composizione dei treni in servizio. Questa pratica risultava particolarmente interessante per quanto riguarda i graffiti, in quanto i pezzi dipinti sui vagoni variavano costantemente i loro "vicini", e di conseguenza c'era maggior confronto diretto fra i pezzi dei writers in competizione fra loro sia stilisticamente che quantitativamente.
Negli anni immediatamente successivi, sono stati ordinati altri 76 vagoni con numerazione RA.01 - RA.076 dove la "R" stà per "rimorchio", essendo vagoni privi di motrice ed inseriti fra due coppie di motrici come vagoni centrali del convoglio per creare treni di 5 e 6 vagoni. La composizione di questi treni è dunque come segue:
MA-MA-RA-MA-MA per i convogli a 5 vagoni, e MA-MA-RA-RA-MA-MA per i convogli a 6 vagoni.
Sulla destra si vede una coppia della serie MA100, con le motrici/cabine di guida alle estremità. Deposito di Osteria del Curato, 1997.
Qui vediamo al centro il vagone RA.37 (rimorchio) sprovvisto della cabina di guida ed inserito fra due coppie di motrici a destra e sinistra. Deposito di Osteria del Curato, 1997.


Scansioni di un depliant Ansaldo Breda con descrizioni e schede techniche dei vagoni MA100.









sabato 20 luglio 2013

venerdì 19 luglio 2013

venerdì 14 giugno 2013

giovedì 13 giugno 2013

Mickey Mouse

Pezzo incredibile di Nico TRV su un muro alla fine di via Libetta (quartiere Ostiense), visibile dalla metro B e Lido che passano a pochi metri di distanza, 1999. An incredible Nico TRV piece on a wall right next to the B-line and Lido line tracks, just a few meters away, 1999.

mercoledì 12 giugno 2013

Drama!

Drama della famigerata crew berlinese CBS. In alto throwup "Ye" di Yess TUW, e un tag U.V. crew da Parigi. Metro A, 2001.  Drama from the infamous CBS crew from Berlin. "Ye" throwups by Yess TUW, and a U.V. crew tag from Paris. A-line, 2001.


venerdì 19 aprile 2013

Auguri!!!

Bam5 MT2 - Lost (Dj Stile), B-Line 1995


       Giuseppe Gioachino Belli

      La vecchiaglia

   Boccetto[1] mio, già cche tu’ moje morze [2]
e vôi ’na stacca[3] pe siconna[4] moje;
si la prima da te poco ariccorze[5]
cuesta che piji mó cosa ariccojje?
              


     Tre cose all’omo vecchio Iddio je vorze [6]

fà cresce, e tre calà: trist’a chi cojje!
In primi e antonia[7] crescheno le voje
de fà er crestoso[8] e caleno le forze.
              
     Pe siconna partita de la lista,
sor Giammatista[9] mio, c’è lo strapazzo
de cresce er naso e de calà la vista:
              
     e pell’urtima buggera der mazzo,
(e questa fa pe voi, sor Giammatista)
crescheno li cojoni e cala er cazzo.


Roma, 11 febbraio 1832 

Note

  1.  Vecchietto.
  2.  Morì.
  3.  Grande e forte giovane.
  4.  Seconda.
  5.  Raccolse.
  6.  Volle.
  7.  In primis et ante omnia.
  8.  Bizzarro.
  9.  Giambattista.

domenica 14 aprile 2013

Crisi d'identità

Dottor Verga o Dottor Merda?

Frontalino Poison NCL del 2010 sfregiato in due tempi dal Dottore. Linea B, 2012.


venerdì 12 aprile 2013

Destroy & Rebuild part 3 (Iemz - Deep Masito, QRP)

Casetta alla fine di Viale George Washington, alle porte di Piazzale Flaminio, storico ritrovo della scena Hip Hop romana. Mack di MC Giaime (R.I.P.), QuickE, Grandi Numeri, e Duke (Tuff), primi anni '90.
...passato il periodo del Flaminio stavamo in comitiva al cinema Reale di viale Trastevere, al bar S. Calisto e anni dopo a Campo de' Fiori; l’attività principale era fumare ciloom, fare sketch e dipingere. Fumavamo tutto il giorno e oltre ad essere il tanto temuto Rome Zoo eravamo anche la “Controcollina”, alternativa del mega gruppo freak di Villa Pamphili.

Ex-capolinea dei bus 60 e 63 di Piazza Sonnino di fronte al cinema Reale, ora area pedonale. Cabina dell' ATAC con tag di Joe, Tuff, e Koma TRV, Jety (Masito), Chico ZTK, Uatl, Toe, Smoke. 1996.

Armandino (R.I.P.), storico e leggendario personaggio del bar S.Calisto e di Trastevere, fumatore professionista di canne, metà anni 90.
Ognuno di noi aveva il proprio ciloom con rispettivo nome, a volte andavamo a comprarli a Bologna da Alverman e li portavamo sempre in tasca ovunque andavamo. I miei erano Moschea e Blanco21, poi c’era il leggendario Clava di Gentleman, Twentin di Tuff, Pollicicchio, Cobra etc etc. Quando se ne rompeva uno era una tragedia, la notizia del giorno. Fumavamo e facevamo sketch minuscoli elaboratissimi insieme a Sugo detto “Lo Straniero” su foglietti o scontrini che ci trovavamo in tasca. Stavamo in fissa per i wildstyle a stecche, gli attacchi infiniti tra le lettere, le frecce e i bubbles (le stesse cose che ci piacciono ancora oggi). 

Grandi Numeri (Cor Veleno) in alto a sinistra, Danno e Masito (Colle Der Fomento) in basso, 90's.
La fame chimica, unita alla “fame per gli attacchi delle lettere” dominava le nostre giornate; come in un video giravo per Roma con la musica negli auricolari a palla, disegnando nell’aria lettere con la mente, trasportato da un bus notturno pieno di attori e comparse della capitale “by night”. Era il periodo dei rave illegali, dei primi trip Super Mario e delle pasticche, ma io non gradivo e fumavo solamente ciloom appena potevo. Avevamo un linguaggio personalizzato, un fischio tutto nostro per ritrovarci nelle serate affollate o nei locali, randagi e selvaggi come cani di strada. Un periodo facevamo base a casa di Tuff a Trastevere, la chiamavano “Il Quartiere“ e uscivamo solo per “acquistare” o la notte per tornare a casa col bus notturno. Conoscevamo ogni bus di Roma e taggavamo ovunque; certe sere finivo 3-4 posca a forza di scrivere prima di tornare a casa, lasciando una traccia visibile del percorso che facevo. Ancora non era esplosa la mania del Nero d’Inferno quindi i tags a marker erano spesso fatti a Posca, Pilot o Edding, molto colorati e piccoli senza drips. Cercavo la plastica e il metallo per scrivere a tempera sul liscio ma a Roma, dove tutto è pietra e marmo, non era per niente facile trovarli; eppure riuscivamo comunque a scrivere sui pannelli neri delle banche, sui secchioni della spazzatura verdi e ancora pali, panchine, semafori e cabine telefoniche.

Ponte Garibaldi, 1997.
In fattanza si scriveva bene, eravamo concentrati e dava una bella soddisfazione sentire la città nostra; il marker era lo strumento che preferivo, veloce e netto, e a differenza degli spray non faceva ne’odore ne’ tantomeno rumore, quindi sul bus potevi scrivere sotto il naso della gente senza che se ne accorgessero, era una sfida con noi stessi. 
A me piacciono i tags rifiniti, le cose fatte di fretta soddisfano solo al momento perché “strappi l’attimo”, ma il giorno dopo quello che vedono gli altri e’ solo un tag storto e fatto male; preferisco farne di meno ma con cura, piuttosto che lasciare scritte scolorite di pennarelli quasi finiti . Il tag è tutto per me, è l’essenza dei graffiti; dal tag vedi lo stile della persona, la fantasia, il carattere, la sintesi. Ho conosciuto gente famosa a dipingere ma con tag pessimi: su un muro colorato a spray te la puoi imbastire tagliando le linee e correggendo, ma col segno “one line” si vede tutto, si vede veramente chi sei, se il tag tuo “pesa” ti riconoscono tutti, sei te, basta un occhiata e sanno chi è stato. Come in “The Warriors” mettevamo il nostro marchio ovunque andavamo, a volte stavamo tutta la sera in un posto e se il giorno dopo passavi di lì te ne accorgevi che c’eravamo stati. 

Lavagna di uno dei mille vicoli di Trastevere con tag a pennarello e a spray di molti personaggi dell'epoca. Metà anni '90.
Portone a Via della Lungaretta (Trastevere) fotografato nel 2012. Presenti numerose firme fatte dalla metà degli anni '90 ad oggi e mai cancellate: Reig, Pane, Vare, Iems, Lash, Nat, Code, Wies, Fat, Chicoria, JN, Panda, Hone, Mez.

Passavano veloci le giornate in una Roma ancora vivibile, spensierati quanto basta, passando da un’occupazione di una scuola all’altra: Caravillani, Tasso, Mamiani e Ripetta le scuole dove ci siamo fatti una reputazione (pessima) e soprattutto dove eravamo imbucati e nessuno di noi era iscritto. Al Caravillani ci eravamo impossessati dell’aula 13 con relative chiavi: era un' occupazione dell’occupazione! Stavamo quasi tutto il giorno lì a disegnare e cazzeggiare permettendo l’entrata solo a chi dicevamo noi. 
Per quasi un mese ce la siamo spassata ma, come spesso accadeva, ci cacciarono e abbiamo dovuto trovare un posto nuovo. 

Foto di alcuni vagoni dipinti in quel periodo. Occupazione di qualche scuola, 1996.

Iems, e Sugo TRV detto "Lo Straniero" sulla linea Nord, che fà capolinea a piazzale Flaminio, 1998.

Spesso la sera portavamo qualche straniero a conoscere le nostre yards, qualche spray “rimediato” durante il giorno era il pretesto per mettere in pratica le ore di sketch. Gli stranieri, per lo più nord europei, erano “composti e tattici”, avevano un’attitudine e una mentalità più strategica e seria rispetto ai graffiti, ma guardavano con interesse il nostro modo di fare rustico e selvaggio e alla fine li conquistavamo.
Dopo qualche giorno insieme erano sempre più italiani/romani e sempre meno stranieri, era una simbiosi. Una sera siamo andati a dipingere con Mellie (MSN-WOW) dall' Olanda a Nuovo Salario, prima di andare siamo stati tutta la sera a fumare a Campo De' Fiori ma Mellie rifiutava ogni joint e a noi sembrava strano che un Olandese non fumasse. Arrivammo in yard coi motorini, io avevo un Ciao rosso sgangherato e dopo un giro di ispezione cominciammo a dipingere. Buio totale, mentre io faticavo a trovare le linee sulla lamiera del treno, Mellie stava già al secondo pezzo colorato e procedeva rapido col suo lavoro. 

"Welcome to the Rome Zoo", JetOne di Masito su un treno FS, 1995.

Mellie MSN/WOW dall' Olanda su un treno FS, 1995.
Mellie in yard metteva un cappello a campana giallo molto appariscente, era una tecnica sua; se qualcuno ci beccava a scrivere se lo toglieva e lo buttava così chi aveva notato solo il cappello non lo riconosceva e poteva fingersi un innocente che passava di lì… in pratica quel cappello catturava così tanto l’attenzione che non notavano nessun altro particolare di lui e togliendoselo era irriconoscibile e totalmente anonimo…un genio! Dopo aver dipinto Mellie e’ venuto da me e mi ha chiesto di fumare; fumava (quindi era dei nostri!), evitava di farlo prima di dipingere per non allentare i riflessi ed essere reattivo per qualsiasi imprevisto, dato che in nord Europa le yard erano molto più hardcore e dovevi essere pronto a tutto. Imparavamo uno dall’altro e rubavamo con gli occhi. In quegli anni le contaminazioni con l’estero miglioravano le nostre tecniche di sopravvivenza, non solo lo stile delle lettere e noi: crescevamo.

Iemz - Deep Masito, Quiet Riot Posse / Colle der Fomento / Rome Zoo 





English:

Mack piece by MC Giaime (R.I.P), QuickE, Grandi Numeri, and Duke (Tuff) at Piazzale Flaminio, historical hangout for the Roman HipHop scene. Early 90's.
...once the Flaminio period was over, we'd hang out at the Reale cinema on viale Trastevere, at the S. Calisto bar, and years later at Campo de' Fiori; our main activity was smoking cylums, drawing sketches, and painting. We'd smoke all day long, and apart from being the infamous Rome Zoo we were also the "Controcollina" posse, as opposed to the mega group of freaks at the Villa Pamphili park. 

The ex-endstop of bus lines 60 and 63 at Piazza Sonnino. Tags by Joe, Tuff, and Koma TRV, Jety (Masito), Chico ZTK, Uatl, Toe, and Smoke. 1996.

Armandino, historical and legendary character form the Trastevere neighborhood and S.Calisto bar. 90's
Each one of us had his own cylum with its own distinctive name. Every now and again we'd travel to the city of Bologna to buy them from Alverman, and we'd bring them with us everywhere we went. My cylums were called Moschea and Blanco 21, then there was Gentleman's legendary Clava, Tuff's Twentin, and Pollicicchio, Cobra, and so on. If one broke it was a tragedy, it became the news of the day. We smoked and drew tiny elaborated sketches on receipts or tiny pieces of paper we found in our pockets together with Sugo also known as "The Stranger". We were obsessed with wildstyles, infinite connections between letters, arrows and bubbles (pretty much the same things we're still obsessed with today).

Grandi Numeri (Cor Veleno), Danno and Masito (Colle Der Fomento), 90's.
The munchies, together with our "hunger for letter connections" dominated our days; as if in a music video, I wandered around Rome with music playing loudly in my headphones, drawing letters in the air with my mind, transported through the city by a night bus crammed with Rome-by-night's actors and extras. It was the period of illegal rave parties, the first Super Mario trips and pills, but I didn't enjoy them and just smoked my cylum whenever I could. We had our own language, our own whistle in order to recognize each other in crowded places and clubs. We were stray and savage like street-dogs. There was a period when we met up at Tuff's house which we called "The neighborhood", and we'd leave just to go make "purchases" or to take a night bus home. We knew every single bus route in Rome and we tagged everywhere; some nights I'd finish 3 or 4 posca markers before going back home, leaving a visible trace of the route I'd taken. Leather dye still wasn't widespread so tags were often done using Poscas, Pilots, or Eddings; very small, colorful, and without drips. I'd look for smooth plastic and metal surfaces to write on with poster paint, but in Rome, where everything is stone and marble, it wasn't an easy task; and yet we found black panels on banks, green trash cans, lampposts, benches, traffic lights, telephone booths and more to write our names on. 

Garibaldi bridge, 1997.
It was a good feeling to write when we were stoned, we were concentrated, and it gave us great satisfaction to feel the city as ours; the marker was the tool I preferred, fast and clean, and unlike spraycans it made no smell or noise, so this meant that on buses you could write right under people's noses without them noticing. It was a challenge with ourselves.
I like refined tags, things done in a hurry satisfy you only at the moment, and the next day what others see is just a crooked, badly executed tag; I prefer to do less but do them better, than to leave half-faded tags of nearly empty markers. The tag means everything to me, it is the essence of graffiti; from the tag you can see a person's style, his imagination, character, and overall personality. I've met writers that were famous for painting but that had awful tags: on a colorful wall with many cans you can deceive by cutting lines and correcting, but with just one line you can see everything, you can really see who you are, if your tag is "relevant" everybody recognizes you, it's you, just one glance and people know who did it. Just like in the film "The Warriors" we left our mark everywhere we went, sometimes we'd spend an entire evening in one place and if the next day you happened to pass by there you'd notice we had been there.

One of the many alleys in the Trastevere neighborhood. 1996.


Days would go by quickly in a still highly-liveable city, we were carefree, moving from one school-occupation to another: Caravillani, Tasso, Mamiani, and Ripetta were the schools we constantly sneaked into and that none of us attended, and where we gained a (terrible) reputation. At the Caravillani school we had taken possession of Classroom N°13 and its keys: it was an occupation within an occupation! We spent whole days there drawing and chilling, allowing the entrance only to the people we wanted.
For nearly one month we had a ball, but as often happened, we got kicked out and were forced to find another place. 

Photos of trains painted during the period of occupied schools, 1996.
Iems, and Sugo TRV also known as "The Stranger", North line, 1998.
At night we often brought some foreigner to visit our yards, and the spraypaint we "racked" during the day was an excuse to put to practice the many hours spent sketching. The foreigners, for the most part North Europeans, were "composed and tactical", and had a more serious and strategic attitude towards graffiti, but were attracted by our raw and savage way of doing things, and in the end we would win them over. 
After a few days spent together they became more Italian/Roman and less foreign, it was a symbiosis. One night we went painting at the Nuovo Salario yard with Mellie (MSN-WOW) from Holland. We spent the whole evening smoking at Campo de' Fiori but Mellie declined every joint, and we found it strange that a dutchman would refuse to smoke. We got to the yard with our scooters, I had an old red Ciao and after a few checks we started painting: complete darkness, while I found it difficult to find my lines on the surface of the train, Mellie was already doing his second colored piece and painted quickly. 

JetOne by Iems/Masito, FS train, 1995.
Mellie MSN/WOW from Holland on an FS train, 1995.
In the yard, Mellie would wear a flashy yellow fisherman's hat, this was his technique; if he was seen painting, he would throw it away so those who noticed the yellow hat would not recognize him without it, and he could just pretend to be a passerby... that hat captured your attention so much that one wouldn't notice any other detail of him, and by throwing it away he would be unrecognizable and anonymous... what a genius! After having finished painting Mellie came over to me and asked me to smoke; so he did smoke (he was one of us!), he just avoided smoking before painting so as not to slow down his senses and be reactive during any unexpected situation, since yards in northern Europe were much more hardcore and you had to be ready for anything. We all learned from each other. During those years contamination from foreign countries perfected our survival techniques, not just the style of our letters, and we matured.

Iemz- Deep Masito, Quiet Riot Posse / Colle der Fomento / Rome Zoo